Riabilitazione del legamento crociato anteriore: perché recuperare la forza non basta
Quando parliamo di riabilitazione dopo una lesione o una ricostruzione del legamento crociato anteriore (LCA), una delle domande che mi vengono rivolte più frequentemente è:
“Quando potrò tornare a fare sport?”
È una domanda apparentemente semplice, ma la risposta è molto più complessa di quanto possa sembrare.
Per molti anni il recupero dopo ricostruzione del LCA è stato valutato soprattutto considerando il tempo trascorso dall’intervento, la forza muscolare e alcuni test funzionali.
La ricerca degli ultimi anni sta però spingendo la riabilitazione verso un concetto più ampio.
Non dobbiamo soltanto chiederci quanto è forte il ginocchio.
Dobbiamo chiederci anche come riesce a utilizzare quella forza quando la situazione diventa complessa, veloce e imprevedibile.
Ed è proprio su questo aspetto che alcuni studi pubblicati nel 2026 offrono spunti particolarmente interessanti.
Recuperare forza non significa necessariamente aver recuperato completamente
Il quadricipite rappresenta uno degli obiettivi principali della riabilitazione dopo ricostruzione del LCA.
Ed è giusto che sia così.
Il problema nasce quando utilizziamo esclusivamente la forza per stabilire quanto sia realmente recuperato un atleta.
Una recente revisione sistematica ha analizzato proprio il rapporto tra recupero della forza del quadricipite e capacità di attivarlo volontariamente dopo ricostruzione del LCA.
Il dato interessante è che forza muscolare e attivazione neuromuscolare non sembrano necessariamente recuperare nello stesso modo nel tempo.
Questo non significa che misurare la forza sia inutile. Al contrario: rimane uno dei parametri fondamentali della riabilitazione.
Significa però che un buon risultato in un test di forza non racconta necessariamente tutta la storia.
Un’altra revisione sistematica e meta-analisi del 2026 ha inoltre evidenziato alterazioni del controllo della forza del quadricipite nelle persone sottoposte a ricostruzione del LCA rispetto a soggetti sani, sottolineando anche i limiti del confronto con il solo arto controlaterale.
In altre parole, due gambe apparentemente simili non significano automaticamente che il sistema neuromuscolare sia tornato alla situazione precedente all’infortunio.
Il problema dell’arto controlaterale
Nella riabilitazione del LCA viene utilizzato frequentemente il Limb Symmetry Index (LSI).
In maniera semplificata confrontiamo la prestazione della gamba operata con quella non operata.
È sicuramente un’informazione utile.
Ma dobbiamo ricordare che anche l’arto apparentemente sano può modificarsi durante i mesi successivi all’infortunio e all’intervento.
Per questo motivo raggiungere, per esempio, una determinata percentuale di simmetria non dovrebbe essere interpretato automaticamente come sinonimo di completa guarigione.
La valutazione dovrebbe essere inserita in un quadro più ampio.
Il ritorno allo sport non può dipendere da un solo test
Uno studio pubblicato nel 2026 su Scientific Reports ha valutato atleti impegnati in sport caratterizzati da salti, cambi di direzione e pivot.
A 24 settimane dalla ricostruzione del LCA sono stati analizzati diversi aspetti:
- forza muscolare;
- hop test;
- equilibrio dinamico;
- propriocezione;
- percezione della funzione del ginocchio;
- disponibilità psicologica al ritorno allo sport.
I ricercatori hanno poi verificato quali atleti fossero riusciti a tornare allo sport a 48 settimane.
Il risultato interessante non è individuare un singolo numero da utilizzare come nuova “soglia magica”.
È esattamente il contrario.
Lo studio suggerisce l’utilità di una valutazione multidimensionale, nella quale forza, capacità funzionali, equilibrio, propriocezione e componente psicologica contribuiscono insieme a descrivere il recupero dell’atleta.
Questo è un concetto che considero particolarmente importante.
Non esiste il test che, da solo, possa dirci che un atleta è pronto.
Nello sport gli esercizi non sono programmati in anticipo
C’è poi un’altra questione.
Durante una valutazione tradizionale diciamo al paziente cosa deve fare.
“Salta.”
“Corri.”
“Cambia direzione.”
L’atleta conosce quindi anticipatamente il compito.
Ma pensiamo a quello che accade durante una partita di calcio, basket, pallavolo o padel.
L’atleta deve guardare un avversario, seguire la palla, decidere dove andare e modificare improvvisamente la propria traiettoria.
Il movimento nasce contemporaneamente a una decisione.
Ed è qui che entra in gioco una delle aree più interessanti della moderna riabilitazione del LCA: l’integrazione tra sistema motorio, informazioni visive e processi cognitivi.
Allenare anche l’imprevisto
Uno studio randomizzato pubblicato nel luglio 2026 ha coinvolto 24 atleti uomini precedentemente sottoposti a ricostruzione del LCA e già tornati allo sport.
I partecipanti hanno svolto otto settimane di training neuromuscolare visuale-cognitivo; un gruppo ha inoltre utilizzato perturbazioni visive tramite occhiali stroboscopici.
Durante cambi di direzione non programmati, il gruppo sottoposto anche alla perturbazione visiva ha mostrato modificazioni favorevoli di alcuni parametri biomeccanici e una riduzione degli errori decisionali.
È uno studio piccolo e questo va sottolineato.
Soprattutto, non dimostra che utilizzare occhiali stroboscopici riduca il rischio di una nuova lesione del LCA.
Il messaggio clinicamente interessante è un altro.
La fase avanzata della riabilitazione dovrebbe progressivamente introdurre situazioni nelle quali l’atleta deve percepire uno stimolo, prendere una decisione e contemporaneamente controllare il proprio corpo.
In pratica dobbiamo progressivamente ridurre la distanza tra la palestra riabilitativa e quello che succede realmente sul campo.
Il ruolo del Blood Flow Restriction
Un altro studio randomizzato del 2026 ha analizzato il Blood Flow Restriction training (BFR) nella fase intermedia della riabilitazione dopo ricostruzione del LCA.
Quarantotto pazienti hanno eseguito esercizi a basso carico. Nel gruppo sperimentale veniva associata una restrizione del flusso sanguigno individualizzata, mentre il gruppo di controllo effettuava un trattamento sham.
A 24 settimane sono state osservate nel gruppo BFR differenze favorevoli in alcuni parametri relativi a funzione, forza, equilibrio e attività neuromuscolare. Non sono invece emerse differenze significative per tutti gli outcome, compreso lo spessore del quadricipite.
Anche in questo caso bisogna evitare conclusioni eccessive.
Il BFR può rappresentare uno strumento all’interno di un programma riabilitativo, non una scorciatoia che sostituisce il progressivo recupero della capacità di produrre e tollerare carichi.
Dal ginocchio all’atleta
Probabilmente questa è la trasformazione più interessante che sta avvenendo nella riabilitazione del LCA.
Dobbiamo progressivamente smettere di pensare soltanto al ginocchio operato e iniziare a valutare l’atleta che deve utilizzare quel ginocchio.
Significa considerare contemporaneamente:
forza, potenza, controllo neuromuscolare, capacità di saltare e atterrare, cambi di direzione, equilibrio, propriocezione, fatica, capacità decisionale, fiducia nel ginocchio e caratteristiche dello sport praticato.
Non tutti questi elementi hanno oggi lo stesso livello di evidenza scientifica e la ricerca deve ancora chiarire molti aspetti.
Ma la direzione appare sempre più interessante.
Tornare allo sport non significa semplicemente aspettare
Il tempo trascorso dall’intervento rimane importante perché i processi biologici hanno bisogno di tempo.
Ma il calendario da solo non riabilita un ginocchio.
Allo stesso modo, raggiungere una buona forza del quadricipite è fondamentale, ma non può rappresentare l’unico obiettivo.
Il ritorno allo sport dovrebbe essere considerato un processo progressivo, basato sull’integrazione tra tempo biologico, recupero della forza, capacità funzionali, controllo neuromuscolare e caratteristiche specifiche dello sport.
È questo il principio che cerco di applicare nella valutazione e nella riabilitazione delle persone operate al legamento crociato anteriore.
Non dobbiamo preparare il ginocchio semplicemente a superare un test.
Dobbiamo preparare la persona ad affrontare nuovamente ciò che accadrà sul campo quando nessuno le dirà in anticipo dove, quando e come dovrà muoversi.
Vigliano De Cupis
Fisioterapista – Medical Sangallo
Riferimenti scientifici
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Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non sostituisce una valutazione individuale da parte di professionisti sanitari.









